Tema di riflessione: DISCERNIMENTO

Nel I° mistero gaudioso contempliamo l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele a Maria.

Dio non si stanca mai di inviarci i messaggi.

La Chiesa insegna a leggere i fatti della nostra storia e ad interpretarli come SEGNI DEI TEMPI nei quali Dio parla. Papa Francesco ci ha ricordato che nell’azione della Chiesa c’è il primato della realtà sull’ideale, realtà da cui partire per una evangelizzazione efficace e produttiva.

Il rischio della pandemia coronavirus non possiamo sprecarlo, ma lo dobbiamo trasformare in dramma di opportunità.

Dio ci dice: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie” (Is 55,8).

Impegniamoci a cogliere gioiosamente la novità di Dio. Ci aiuti Maria, sposa dello Spirito a dichiararci “servi” perché Dio possa compiere in noi i suoi progetti di salvezza.

1 Padre nostro; 10 Ave Maria; 1 Gloria al Padre.

Misteri del Dolore

«Ai misteri del dolore di Cristo i Vangeli danno grande rilievo. Da sempre la pietà cristiana, specialmente nella Quaresima, attraverso la pratica della Via Crucis, si è soffermata sui singoli momenti della Passione, intuendo che è qui il culmine della rivelazione dell’amore ed è qui la sorgente della nostra salvezza. Il Rosario sceglie alcuni momenti della Passione, inducendo l’orante a fissarvi lo sguardo del cuore e a riviverli. Il percorso meditativo si apre col Getsemani, lì dove Cristo vive un momento particolarmente angoscioso di fronte alla volontà del Padre, alla quale la debolezza della carne sarebbe tentata di ribellarsi.

Lì Cristo si pone nel luogo di tutte le tentazioni dell’umanità, e di fronte a tutti i peccati dell’umanità, per dire al Padre: «Non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22, 42 e par). Questo suo ‘sì’ ribalta il ‘no’ dei progenitori nell’Eden. E quanto questa adesione alla volontà del Padre debba costargli emerge dai misteri seguenti, nei quali, la salita al Calvario, con la flagellazione, la coronazione di spine, la morte in croce, Egli è gettato nella più grande abiezione: Ecce homo!

In questa abiezione è rivelato non soltanto l’amore di Dio, ma il senso stesso dell’uomo. Ecce homo: chi vuol conoscere l’uomo, deve saperne riconoscere il senso, la radice e il compimento in Cristo, Dio che si abbassa per amore «fino alla morte, e alla morte di croce» (Fil 2, 8). I misteri del dolore portano il credente a rivivere la morte di Gesù ponendosi sotto la croce accanto a Maria, per penetrare con Lei nell’abisso dell’amore di Dio per l’uomo e sentirne tutta la forza rigeneratrice» (RVM 22).

I misteri della gloria

«La contemplazione del volto di Cristo non può fermarsi all’immagine di Lui crocifisso. Egli è il Risorto!».(29) Da sempre il Rosario esprime questa consapevolezza della fede, invitando il credente ad andare oltre il buio della Passione, per fissare lo sguardo sulla gloria di Cristo nella Risurrezione e nell’Ascensione. Contemplando il Risorto il cristiano riscopre le ragioni della propria fede (cfr 1 Cor 15, 14), e rivive la gioia non soltanto di coloro ai quali Cristo si manifestò – gli Apostoli, la Maddalena, i discepoli di Emmaus –, ma anche la gioia di Maria, che dovette fare un’esperienza non meno intensa della nuova esistenza del Figlio glorificato. A questa gloria che, con l’Ascensione, pone il Cristo alla destra del Padre, Ella stessa sarà sollevata con l’Assunzione, giungendo, per specialissimo privilegio, ad anticipare il destino riservato a tutti i giusti con la risurrezione della carne. Coronata infine di gloria – come appare nell’ultimo mistero glorioso – Ella rifulge quale Regina degli Angeli e dei Santi, anticipazione e vertice della condizione escatologica della Chiesa.

Al centro di questo percorso di gloria del Figlio e della Madre, il Rosario pone, nel terzo mistero glorioso, la Pentecoste, che mostra il volto della Chiesa quale famiglia riunita con Maria, ravvivata dall’effusione potente dello Spirito, pronta per la missione evangelizzatrice. La contemplazione di questo, come degli altri misteri gloriosi, deve portare i credenti a prendere coscienza sempre più viva della loro esistenza nuova in Cristo, all’interno della realtà della Chiesa, un’esistenza di cui la scena della Pentecoste costituisce la grande ‘icona’. I misteri gloriosi alimentano così nei credenti la speranza della meta escatologica verso cui sono incamminati come membri del Popolo di Dio pellegrinante nella storia. Ciò non può non spingerli ad una coraggiosa testimonianza di quel «lieto annunzio» che dà senso a tutta la loro esistenza» (RVM 23).